Il cinema italiano in generale ha sepolto i fasti degl’anni d’oro. Ogni tanto però, e con frequenza annuale si riesce a vedere un film degno di nota.
Con grande sorpresa This must be the place ci regala un viaggio attraverso la vita di una persona che ha scelto di abbandonare i fasti dello showbiz a seguito di un evento non meglio precisato ma intuibile poi nello svolgersi degli eventi. Un incredibile Sean Penn che si trasforma in Cheyenne un incrocio tra Ozzy Osbourne e Robert Smith improbabile ma credibilissimo. Il suo personaggio, grazie alla fortuna avuta negli anni 80 non deve lavorare per vivere, e si trascina in una noiosa routine quotidiana: spesa, cucina, casa, cane, “pelota”. A sorregerlo una incredibile moglie, un vero amore condiviso tra i due da più di 35 anni che il protagonista non tradirà neanche avendone l’occasione. Unico raggio di sole al di fuori di questa routine è il rapporto con la giovane Mary, “darkettona”, presa a cuore dalla ex-rockstar come una figlia. Ogni avvenimento viene affrontato da Cheyenne con una ingenuità disarmante la sua perenne adolescenza chiusa in un corpo di vecchio uomo. Gli chiedono quanti anni abbia e lui risponde “Quanti ne vedi sotto al cerone?”. Tutti i gesti del protagonista sembrano ripetersi all’infinito. A rompere tutto la morte del padre in America dove si scoprono le origini ebraiche abbandonate dal protagonista e dove inizia la seconda parte del film in cui Cheyenne va in cerca dell’aguzziono tedesco del padre nel campo di concentramento di Auschwitz: Ma non aspettatevi nessun accenno di rabbia o altro, tutto rimane sempre così in un irreale equilibrio.
Il film ha tempi dilatati, non è il solito susseguirsi accellerato di scene a cui ci hanno abituato le sale. Come Cheyenne la narrazione ha i suoi tempi di reazione, il suo ritmo calmo: le pause e le ingenue battute diventano comiche più di complicati giri di parole o della demenzialità di molte pellicole. Bellissima la fotografia, fuori dai fasti delle metropoli ed immersa nell’america profonda e poco battuta anche dalle stesse produzioni Hollywoodiane. Sarà per me memorabile la scena dove Cheyenne fissa il pistacchio gigante.
Il film in realtà racconta il cammino di Cheyenne che ha perso il rapporto con il padre da più d trent’anni e che cerca in realtà un perchè della sua esistenza anche se al telefono dice alla moglie “sono in America, mica in India”.
Un cameo di David Byrne impreziosisce il film con un dialogo incredibile sul significato di “Arte” tra Byrne stesso e Cheyenne.
Un film coinvolgente, da vedere, che vi chiede solo di immedesimarvi nel protagonista per coglierne appieno le sfumature.
IMDB: This must be the place
