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Ricordo d’estate

Tanta luce, c’è tanta luce, gli insetti emettono i loro suoni attaccati alle corteccie, tra i rami. Alcuni ragazzi avanzano sul viale che è stato (ri)fatto da poco, prima c’erano le pietre ora il cemento.
A causa della stagione c’è bisogno di innaffiare il prato, gli inaffiatoi che ci sono non bastano, ne servono altri grossi e potenti, e capirete perchè ci interessa questo dettaglio.

Insomma questo gruppetto di giovannotti, anche se alcuni un po’ meno, avanza. Bermuda alcuni, maglie colorate altri, ad ogni modo tutti decisamente prepartati al vento caldo. La Signora intanto esce dal supermercato, è vestita di bianco, il colore è l’unica cosa che può scegliere dei suoi vestiti, data la sua dimensione, sarà che mangia troppo, sarà che ha qualche malattia, a noi non è dato saperlo, ma di fatto è enorme. Il suo volto è tondo come il resto, gli occhi incavati e le palpebre, pure cicciotte, sbucano illuminandosi al sole dall’incavo dell’orbita incavata. I sui capelli, sotto il cappello non troppo vistoso, non sono molto curati, non sono troppo lunghi ne troppo corti, anonimi direi come tutto il resto, stazza della signora a parte.

E fatica, tanto a camminare. ad un certo punto si rende conto che i maledetti innafiatoi le impediscono il passaggio. Rimane immobile a guardare, perplessa, e guarda i ragazzi. Poi, con uno strano tono, chiede qualcosa ai ragazzi.
e loro: “scusi?”
e la signora: “Mi potreste aiutare non ce la faccio!”
e loro: “va bene.”

La spesa passa da una mano all’altra, i ragazzotti non hanno problemi a prendere il tempo tra gli innaffiatoi a getto per non bagnarsi e passare. La protagonista della nostra storia invece ha un passo strano, invece che alternato, ad ogni sinis’ dest’ tutto il suo corpo dondola un po’ quà ed un po’ la. Respira in modo affannoso, sarà che il suo collo è sparito ormai da anni e la sua testa è diventata un tutt’uno col resto del corpo. Alla fine la nostra eroina supera i suoi ostacoli, le viene restituita la spesa, e poi inizia a parlare di come ogni volta abbia problemi con questi innaffiatoi, che ha parlato col condominio, che è stufa. I ragazzi annuiscono con estrema cordialità, ma in fondo in testa hanno solo il pranzo ormai prossimo. La signora parla, parla, alla fine in un modo che non ricordo i ragazzi trovano una via di uscita dalla discussione. Salutano e vanno a rempire il loro stomaco. Va bene la buona azione, ma sorbirsi tutta la storia della grossa signora sugli innaffiatoi no! ogn’uno per la sua strada, aspettando il resto dell’estate che stava per venire, con i nosti giovanotti ignari che il futuro, poi, li avrebbe divisi.

Società Italiana Paraculi

Società Italiana Paraculi, così er monnezza trasformava l’acronimo SIP.

Stasera (ormai ieri sera) sono andato a pattinare sul ghiaccio a Marino: lì nello “spogliatoio” c’era questo fantastico telefono pubblico:

Telefono pubblico SIP

Nell’ormai 2009 fa un certo effetto vedere questo reperto storico con tanto di lettore di scheda telefonica.

Delirio d’agrume

Il dolore era strano girava tutto, io non soffro di cefalee, ho tanti casini ma non le cefalee. Niente sabato sera, starò a casa. letto presto, poi i brividi, e se ci sono, allora è febbre. Come fa uno a luglio con 30 gradi ad avere i brividi, ed infatti il mercurio poco dopo sale, sale, sale, arriva a 38,50: ed ora mi spiego il mal di testa. Notte insonne, e crampi allo stomaco. La conseguenza è la solita colazione da malaticcio col tè, ma il mio fantastico Twinings nero è finito. Ora non che il Twinings sia il miglior tè del mondo, e neanche io sono un esperto del’infuso, in fondo in questo campo i migliori sappiamo chi sono. I miei con gentilezza mi offro un tè standard però doversi bere il tè schifo italiano è una tristezza, e poi il consiglio magico: “mettici il limone”, oddio oddio! Da piccolo non mi piaceva il tè non capivo il motivo, poi un giorno scoprii che il tè va bevuto senza agrumi e magari con un po’ di latte. Da quel giorno mi si è aperto un nuovo mondo dei sapori e, soprattutto ho iniziato a far parte della scuola del latte versato dentro l’infuso. Infatti esistono: “quelli che il” latte versato dopo e “quelli che il” tè versato nel latte. Ora a prescindere che vi piaccia o no il latte nel tè che lo mettiate prima o dopo, per favore, smettete di metterci sto limone, o almeno, quando andate all’estero poi non vi lamentate si vi fanno l’espresso da schifo.