
I giorni iniziano quando ci sveglia, ma anche quando si va a dormire il giorno prima. Il raffreddore mi sta pedinando, ogni 4 giorni sto male. Ieri, di soppiatto, piano piano, strisciando, il mio naso ha cominciato a produrre prurito scacciato a suon di starnuti. Implacabili, in sequenze sempre maggiori hanno iniziato a susseguirsi. 3,4,5,6 starnuti uno dopo l’altro. Alla fine sale il mal di testa. Sono arrivato a casa il divano mi ha attirato dentro la sua coperta, luce accesa, musica accesa, e sono crollato. Ho riaperto gli occhi che erano quasi le 9 di sera, mangiato al volo, un’oretta in rete e poi a letto. La mia giornata di oggi, ieri, era iniziata così, nel peggiore dei modi.
Puntualmente dopo quasi 11 ore di sonno al risveglio si è presentato un sottile mal di testa. Quel tanto che basta a far vedere il mondo in colori diversi dal normale. Quel mal di testa che accentua il contrasto tra chiaro e scuro e che spara il bianco come una foto fatta male. Quel cerchio che allontana i suoni e li soffoca, che costringe al silenzio per non sentire l’eco in testa della nostra stessa voce.
Questo è uno di quei giorni in cui sono di pessimo umore. Non vorrei sentire niente e nessuno ma gli altri ti cercano perchè percepiscono a loro modo il mondo, normale come sempre, incastrato nel puzzle dei pezzi di giorni che compongono il disegno della loro vita. Non si può attaccare il telefono non si può non rispondere al cellulare. Gli altri non hanno colpa. Come al solito il frigo è vuoto, c’è solo il giusto per la colazione. Vado a fare la spesa, la luce dei giorni nuvolosi fa schifo, è piatta mancano le ombre si perde la prospettiva. Giro per il supermercato, il lettore manda i muse, lo tengo basso per non massacrarmi il cervello aumentando il mal di testa. Mi alieno. Un anziano guarda imbarazzato il pacco da sei succhi di frutta che ha fatto rovinosamente frantumare a terra. La gente senza il proprio suono è diversa, sembra quasi di essere in un documentario. Vedendo gli altri ci si concentra sui vestiti sui gesti, sugli odori. Una signora suppongo voglia offrirmi in omaggio dei cioccolatini, non so cosa dice, ho le cuffie, e credo che sia passato anche per sgarbato, ma oggi sto così, spesso sono gli altri a stare così, oggi sono io.
Mi chiama mia madre, come spesso accade pranzo da lei, oggi mi ha fatto un gran piacere andare. Poi accompagno mio padre a fare la sua spesa, mi ha veramente tirato su il morale, non se ne accorge, ma mio padre spesso solo con la sua presenza mi mette allegria anche se spesso discutiamo per cose inutili.
Il sapore di certi giorni è insipido, ma la giornata prosegue, ora anche uggiosa.
