Archive for September, 2006

Poker di meme

Thursday, September 21st, 2006
tortameme

Ho ricevuto la mia prima fetta di e-cake!(torta elettronica)

Il mio amico Emanuele per il suo compleanno si è concesso un giorno di ferie e mi ha spedito una mail con foto della torta chiedendomi se ne volevo una fetta.

Il bellissimo dolce raffigura delle carte da Poker, indovinate perchè….

Con questo mando i miei auguri al consigliere di libri ufficiale! (Se non fosse stato per lui probabilmente non avrei mai letto Pennac e voi sapete quanto mi piaccia).

Non potrò partecipare alla sua festa Sabato, vedremo se manderò un ambasciatore, magari vulcaniano, a portare i saluti.

Goditi l’ultimo anno da ventenne.

Ora che anche tu hai le palle dobbiamo giocolare insieme, a quando le clave?

Non devo fare tardi

Sunday, September 17th, 2006

Il cellulare trilla con la sua sveglia, messo apposta lontano dal comodino per obbligarmi ad alzarmi per poterlo zittire. Aria ferma, finestra chiusa, silenzio, cattivo sapore in bocca. Pancia già piena per la cena con la “vecchia guardia” della sera prima, non si farà colazione.

Quelli invece avevano fatto già mangiare parecchio asfalto buono alle ruote del loro ducato maxi bianco. Dietro, un altro ennesimo carico da consegnare per ieri, già in ritardo prima che uscisse dal magazzino.

Brava, si, brava, era la macchina del fratello, la sua si era rotta, ma doveva correre, correre per non fare tardi.

Intanto la ragazza con i capelli rossi si risistema il rossetto nello specchietto retrovisore.

Alla fine il caffè lo prendo, non sì può uscire senza niente sullo stomaco, e poi dicono che il caffè sveglia, fuori sembra Milano, quanta nebbia, colpa dell’umido. In macchina e via a seguire il percorso dal punto A al punto B che congiunge casa al lavoro. La strada è libera, arriverò presto e uscirò presto, oggi pomeriggio ho da fare.

Sempre veloce, sempre la consegna i ritardo dietro. Un cazzone con una Brava bianca comincia ad imporre la sua velocità maggiore con quei fari. “Tanto nun te faccio passa” pensava guidando.

“Guarda se questo con ’sto furgone se leva”, e via a fare fari. Ma una strana gentilezza a 110km/h fa passare la nostra brava macchina. Dentro la macchina inizia a suonare “seven nation army” in polifonia. La chiamata riceve una risposta.

Il traffico è sempre uguale tutti i giorni, tranne che in agosto, sempre le stesse ruote che girano in prima e seconda e tubi di scappamento che sbuffano meno degli autisti esausti in machina. La ragazza con i capelli rossi crede sia un caso straordinario.

Qualcosa non va, fila!, fila dove di solito non c’è. Il cordone preannuncia un incidente. “No!, dai, dai che devo arrivare presto”.

Rumore e poi silenzio, ed un ducato maxi perde uno del suo equipaggio.

La strada scompare e riappare velocemente, l’orizzonte cambia il suo disegno freneticamente. Nemmeno la più brava delle macchine riuscirebbe a reggere.

Tutto è già bloccato, ma non in modo normale, non si cammina poco, il problema è che non si cammina affatto. La ragazza con i capelli rossi ha capito che farà tardi.

Incredibile, l’incidente non e’ sulla mia corsia, ma sull’altra. Tutti rallentano per vedere, ed in effetti c’è da chiedersi come sia possibile che mezza brava non esista più e che un furgone ducato maxi abbia perso il muso.

Un uomo non potrà più consegnare in ritardo il suo prezioso carico.

Un uomo non saprà come dire al fratello che gli ha distrutto la macchina ed avrà sulla coscienza una vita.

Una ragazza con i capelli rossi non saprà mai perché c’era tutto quel traffico e non farà un colloquio di lavoro. Tanto non l’avrebbero presa lo stesso per colpa dei tatuaggi e del piercing.

Poi tutto scorre, per me è un altro giorno di lavoro e tutto sommato sono riuscito ad arrivare presto.

Potevamo andare in un pub?

Tuesday, September 12th, 2006

Non so se per caso o per scelta ma tutte le scorse edizioni della “notte bianca” non ho mai preso parte a quello che ho scoperto essere uno dei più incredibili deliri di massa. Credo che l’anno scorso abbia addirittura passato la serata a casa, sinceramente non ricordo.

Iniziamo con il dire che per questa ricorrenza è stato sabotato un grandioso falò sulla spiaggia con tanto di riti pagani ed offerte al dio del luppolo e a Bacco.

Dopo una carrellata di telefonate estese per tutta la giornata si pattuisce un neutro incontro a metà strada al Colosseo.

Tutto comincia male: ero già stanco, la giornata l’avevo passata in barca a vela, certo non è un massacro però affatica, in particolare un bango di 3/4 d’ora a largo. Altro punto a sfavore per il mio umore era dato dal fatto che che sarei comunque dovuto uscire tardi, mia sorella era dei nostri, e poverina finiva il suo turno di lavoro alle 22.La passo a prendere e lei percepisce un certo silenzio, comincia tranquillamente come suo solito a chiacchierare ed io trattengo il mio nervosismo, d’altronde se mi rode mica e colpa sua, anzi lei cerca di tirarmi su il morale.

Parcheggiamo a San Paolo per prendere la metro B, tanto chi ci sarà mai a San Paolo! E invece che bello era pieno di gente, quanta gente, proprio tanta e tutta ordinatamente in fila per comprare i biglietti. Che bello anche io dovevo prendere i biglietti e con una fila così lunga e così ordinata non potevo che essere felice. Passati circa 15-20 minuti riesco a prendere i miei biglietti. Che bello anche sopra, sulla banchina della metro c’è un sacco di gente ed anche dentro al treno che è arrivato, ed anche alle fermate successive la metro si riempiva sempre di più, sempre più gente. Fermata Colosseo, tanti come noi scendono ed è più facile uscire. All’esterno uno scenario incredibile: una folla di persone alle quali si aggiungono altre persone ad ogni scarico della metro.

Contatto le mie due amiche con le quali avevo appuntamento, loro sono incastrate a Termini: un vagone della metro si è rotto e la gente che c’era sopra ha deciso che non era vero e non scende, qualcuno dice “pe’ me è ‘na scusa pe’ facce scenne”. Loro vengono a piedi: appuntamento sotto la fontana sinistra dell’altare della patria vedendolo da davanti. Nel tragitto da Colosseo a piazza Venezia mi stavo innervosendo sempre più, troppa gente, era come stare in un autobus stracolmo all’ora di punta, solo che questo autobus era largo quanto tutta via dei fori imperiali. In prossimità di Piazza venezia la situazione peggiora per via di uno spettacolo che, meno male, sta per finire. Trovo il mio angolo di aria, faticosamente, sgusciando in mezzo alla gente. Mia sorella riesce a incontrarsi con una sua amica del liceo più piccola di lei, che aveva al seguito amici ancora più piccoli, il che mi ha fatto sentire vecchio…

Ammazzo l’attesa delle mie amiche con una birra del cavolo da supermercato pagata 4€ e purtroppo pure chiara.

Alla fine arrivano anche le mie amiche, ci stendiamo sul prato della benedetta fontana: riprendo il buonumore cazzeggiamo come avremmo fatto in qualsiasi altro posto e alle 2,30 inizio il ritorno a casa. Ci accompagnano a colosseo a piedi, sicuramente un po’ meno gente in giro, ma per fortuna tutti si erano dati appuntamento all’entrata della metro. Dopo un primo momento di sconcerto e incazzatura disdico l’appuntamento cappuccino e cornetto con il mitico Andrea (il comandante della nave), mi metto mestamente in fila e cerco di memorizzare bene tutta la serata per non ripetere lo sbaglio. Ovviamente anche la metro del ritorno era sovraffolata. Alla fine riesco a mettere la testa sul cuscino alle 4 del mattino, rubando preziose ore con il sonno alla stupenda domenica di sole del giorno dopo.

Cosa ho imparato:

1) C’e’ gente che non esce mai di casa e solo durante sta cazzo di “Notte Bianca”
2) Credo io stia diventando anziano dentro.
3) Mi ostino in casi disperati a comprare ’ste birre chiare ed il problema non è il prezzo ma che fanno veramente schifo.
4) Credo non riuscirò mai a vedere un concerto di Caparezza.
5) Dovrò ricominciare “per caso o per scelta” a non partecipare alla notte bianca.
6) Che devo fare un falò.